Non ho partecipato a una campagna elettorale tutt'altro che entusiasmante. E il cinque maggio lo ricorderò non per la morte di Napoleone, ma per il disperato tentativo di colmare all'ultimo l'ignoranza con cui mi stavo per recare alle urne. D'altronde in una città rasa al suolo da un terremoto ormai tre anni fa, mi sarei aspettato un fervore civico, una competizione tra visioni differenti sul futuro, sulla ricostruzione, sul modello urbanistico, che però non c'è stata.
Tuttavia il 6 maggio mattina le idee cominciavano a chiarirsi e quando sono entrato nella cabina elettorale quasi tutto era deciso.
Un grosso aiuto mi era venuto da un post su un social network di una nota esponente del Partito Democratico aquilano: Appello per l'Aquila e la coalizione di Giorgio De Matteis supportata dai gruppi neofascisti di Casa Pound (e chi vive a Roma non prenderebbe mai questa cosa così sottogamba come vedo fare a L'Aquila) sarebbero stati la stessa cosa. Interessante argomentazione d'antan "chi è alla mia sinistra è come chi è alla mia destra" anzi è peggio perché mettendosi in competizione con me favorisce l'avanzata del mio avversario (fascista).
Un'argomentazione, forse, da primo giorno di scuola alle Frattocchie.
Così alla fine ho votato per il vituperato Appello per l'Aquila. Un po' per quelle argomentazioni, un po' perché pensavo che l'amministrazione Cialente non fosse stata all'altezza della situazione. E poi nessun'altra ipotesi mi convinceva.
Da due giorni i giornali sono pieni di titoli sul crollo dei partiti italiani e sull'avanzata del grillismo. Con i leader del PD che non vogliono le urne a ottobre temendo l'avanzata dell'antipolitica, e anzi, come D'Alema, chiedono più moderazione e spingono per l'abbraccio con l'Udc (che alle comunali aquilane però sostiene il loro avversario De Matteis).
A L'Aquila probabilmente c'erano tutti i presupposti per una deriva "antipolitica": una città distrutta con una classe politica incapace di fornire un'alternativa al grigiore di una vita passata tra C.a.s.e e centri commerciali. Invece la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle non è andata oltre l'1,75%.
Merito, forse, di chi ha saputo riprendere alcune delle innovazioni positive di Grillo traghettandole nell'alveo di una proposta positiva: Internet come strumento di informazione e partecipazione, una forte preparazione tematica legata al territorio, l'utilizzo di una formula assembleare molto codificata mutuata dalle esperienze statunitensi stile Occupy.
Forse banalizzo, ma la forza di Appello per l'Aquila probabilmente è stata questa e forse per questo non c'è stato nessuno scivolamento verso l'"antipolitica".
Certo l'astensionismo è stato alto: 28% . Il 9% in più delle comunali del 2007. Un dato elevato che dovrebbe far riflettere anche il votatissimo assessore con delega alla "partecipazione" nella precedente giunta comunale.
Forse banalizzo, ma la forza di Appello per l'Aquila probabilmente è stata questa e forse per questo non c'è stato nessuno scivolamento verso l'"antipolitica".
Certo l'astensionismo è stato alto: 28% . Il 9% in più delle comunali del 2007. Un dato elevato che dovrebbe far riflettere anche il votatissimo assessore con delega alla "partecipazione" nella precedente giunta comunale.
Però niente Grillo, niente "antipolitica".
Ma una lista civica che con pregi e difetti ha cercato di portare qualche elemento di differenza e di partecipazione, provando a utilizzare forme nuove di coinvolgimento dei cittadini nella politica aquilana.
In vista del ballottaggio e di una ricostruzione cittadina ancora tutta da fare: non sarebbe il caso che i partiti del cosiddetto centrosinistra facessero un piccolo sforzo? Invece di prendersela con "l'amico del loro nemico". Non potrebbero provare a uscire dalle proprie terremotate sedi e aprirsi alla partecipazione dei cittadini? Non si sa mai che la deriva "antipolitica" non si trasformi in un impegno attivo.
